1640 - BREVE DESCRITTIONE DEL REGNO DI NAPOLI
Diuiso in dodeci Prouincie
Raccolti e dati in luce da Ottavio Beltrano
Ammiranti (Ammiraglio): Bernardo Villamari conte di Bosa e di Capaccio creato ammirante nel 1512 dal Re cattolico
Conte di Capaccio è il duca d'Evoli (Eboli) d'Oria
Fuochi 296 (circa 1.480 abitanti)
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DI CAPACCIO
La città Capaccio, qual si per esser adornata della sede Vescovale, come per la sua antichità è degna d'esser annoverata tra le prime del Regno: essend'ella figlia dell'antica Città di Pesto (Paestum), una delle quattordici Colonie di Romani in Italia, già situata su la sponda del mar Tirreno in luogo così ameno, che due volte in ciascun'anno produceva adoressissime (profumatissime) rose, celebrata perciò da Scrittori, tra gli altri da Virg. (Virgilio) nella Georg. (Georgiche)
Vidi Pestano gaedere rosaria cultu. e altrove
Biferia rosaria Pesti. Da Ovid. (Ovidio)
Galta, Pestanas vincat odore rosas.
Da Propert. (Sesto Properzio)
Odorati virtus Rosaria Pesti. e da altri.
La frequentorno (frequentarono) i Romani, e M. T. (Marco Tullio) Cicerone vi fece una villa con un Palaggio (Palazzo), li cui marmi, e iscrittione (iscrizioni) sin hora si veggono.
Ne l'amenità del paese potè oprar che li cittadini di lei non s'impiegassero nel manegiar l'armi, e divenissero in quella valorosi, come dice Torq. (Torquato) Tasso nei 2.can. (canti) della Gierusalemme (Gerusalemme) conquistata
Quiv'insieme venia la gente esperta
Dal suol, ch'abonda (che abbonda) di vermiglie Rose
Là vi è come si narra, e rami e fronde
Silar' impetra (pietrifica) con mirabil'onde.
Quind'i suoi Cittadini non cederno (cedettero) a gli eserciti d'Annibale, d'Alarico, di Genserico, di Totila, e de quanti Barbari depredorno (depredarono) Italia, resistendo con gran valore ad Alessandro Molosso Re degl' Epiroti, e a Pirro figliuolo di quello conduttor degl'Elefanti in Italia e per testimonio di ciò l'ossa di un di essi poco a poco scoverti da un torrente furono gl'anni passati trovate presso le ruine di Pesto, parimente dotata d'huomini Santi, tra' quali risplende il glorioso Martire S. Vito Cittadino di quella, come riferisce Paolo Regio Vescovo di Vico Equense: onde la Città di Capaccio lo riverisce come suo Protettore, e s'honora di conservarne un braccio, godendo de continui miracoli, quali opera particolarmente presso al fiume Silari, celebre per la maraviglia opratavi dalla natura d'impetrir le fronde, e legni in quello caduti; Fu anco arricchita per molti secoli del Sacro Corpo dell'Apostolo S. Matteo qual dopo la sua distruzione fù trasportato in Salerno; Ne mancorno (mancarono) in lei huomini signalati in letere, mentre ivi fiorirono Xenofonte (Senofonte) e Parmenide filosofi celebratissimi, come riferiscono Dionisio e Diodoro; Ma pur alla fine li fu forza sogiacere all'invasione de Sarni (Saraceni), li quali nell'anno 930 inondorno in Italia, e una Città così gloriosa, e grande di quattro miglia di circuito, qual per il suo valore s'era manutenuta molti secoli inespugnabile, cadde in modo che fu rovinata à fatto, e con barbarico furore spianata da fundamenti, lasciando solo parte delle mura e quattro Teatri nel mezzo fatti già con mirabil magistero, e cô magnificenza Reale di colonne grandissime di marmi, che li sostengono, quali ancor si veggono con meraglia (meraviglia) di riguardanti (spettatori), lasciati sorsi (in piedi) per eterna memoria de posteri à fin che si vedesse di che grandezza era la da loro espugnata Città di Pesto, la cui fundazione si dilunga tanto, che si nasconde sotto le tenebre dell'antichità.
Pure dalle sue reliquie scampate dal furor de nemici fu edificata la Città di Capaccio in un aspro, benchè picciolo monte con un Castello in più alto, e inespugnabile fito, discosto da d'essa Città di Pesto tre miglia, trasferendovi in essa la Dignità Vescovale, e l'altre prerogative. Poichè, si come Pesto era Capo della Lucania, così Capaccio è Capo di una Diocesi, ch'è poco men d'una Provincia, onde Eustachio Venusino di lei disse,
Puntificis Sedes, que cum sit fulgida tellus
Urbes Pestana filia digna fuit.
Si mantenne questa Città in quel luogo trecento e quindici anni: Ma perchè poi la fortezza del sito, e Natura bellicosa de Cittadini diedero occasione al Conte di Capaccio seguir le parti del Sommo Pontefice, e far publica resistenza al scommunicato Imperador Federico nel 1246, dal esercito di quello con inganni fu presa, e poi quasi destrutta: onde quei Cittadini, che scamporno (scamparono) la vita, dopo qualche tempo si ridussero ad habitar sotto la falda del Monte vicino, trasportando con essi la dignità della lor Patria: Era stata frå tanto adornata del titolo di Conte, de' quali il primo fu Guaimario, à cui la diede Roberto Guiscardo in cambio di Salerno tolto à Gisulfo padre di quello, e ultimo Principe di Longobardi, e con l'istesso titolo furono chiamati non solo i successori di Guaimario, ma tutti gli altri Signori, che l'han posseduta, quali sempre son stati li primi del Regno: conciosiache dalla Casa di Guaimario venne à quella de Sanseverini, e essendone privato il Conte Guglielmo ne fu investito D. Ferrante Vallamari Vicerè di Napoli, à cui soccedette D. Isabella unica figlia maritata con Sanseverini antichi possessori d'essa Città: Ricaduta finalmente al Re fu comprata da Nicolò Grimaldo Principe di Salerno, e dopo 70 anni per morte di Nicolò Grimaldo Duca d'Evoli (Eboli) nepote del Principe Nicolò, è pervenuta per successione al Signor Nicolò d'Oria Principe d'Angri Fratello uterino d'esso Duca Nicolò Grimaldo con l'istesso titolo di Conte, il quale al presente la possiede.
Di questa Città fu il Dottor Michele Zappullo, il quale, oltre la bontà della vita fu huomo di lettere, e scrisse il Sommario Historico, con le Tavole Astronomiche, alcune opere spirituali, e altre legali, e vi sono le seguenti famiglie nobili, che hanno origine dalla antica Città. Angeli, Cannicchi, Elisei, Laudisi, Napoli, Nigli, Tanzi, Vignati, Zappulli, e altre venute da fuori apparentati con quelle, come sono Pasca, e Vita.